CREDO CHE AL DI Là DEL SENTIMENTO RELIGIOSO DI CIASCUNO DI NOI, LE PAROLE DELLA BIBBIA, IN PARTICOLARE LE PAROLE DI GESU’ NEL NUOVO TESTAMENTO, RAPPRESENTINO QUANTO DI PIU’ BELLO SIA MAI STATO SCRITTO IN TEMA DI TOLLERANZA E AMORE RECIPROCO E PER IL PROSSIMO:
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Il perdono
La prima definizione di questo termine che troviamo nel dizionario della lingua italiana è:
“Remissione di una colpa e del relativo castigo”
Se facciamo una ricerca per quanto concerne l’etimologia, scopriamo che:
1. La parola perdono deriva dal verbo “perdonare” che ha origine da “condonare” con cambio di prefisso e come forma rafforzativa (dal latino medievale, documentato nel secolo X).
2. Il perdono è un gesto umanitario con cui, vincendo rancori e risentimenti, si rinuncia a ogni forma di rivalsa di punizione o di vendetta nei confronti di un offensore. Per estensione ha il valore d’indulgenza verso le debolezze o le difficoltà altrui oppure di commiserazione o di benevolenza. Un’altra estensione è la forma di cortesia: Chiedo, domando perdono…
3. Il perdono è anche un atto di clemenza di una pubblica autorità, un atto di grazia, la sospensione della persecuzione per varie categorie di reati. Nel passato, in linguaggio desueto, per perdono della vita s’intendeva l’esenzione della pena di morte o la grazia della vita. Nel diritto penale il perdono giudiziale è il beneficio applicato in particolari condizioni, secondo quanto previsto dagli articoli del Codice Penale.
4. Il perdono in senso ecclesiastico è la remissione dei peccati, l’assoluzione delle colpe contro Dio e contro la Chiesa. Può assumere la veste d’indulgenza plenaria o parziale, temporanea o perpetua concessa dalla Chiesa in relazione a una ricorrenza (giubileo) o un luogo importante, o collegato a un insieme di pratiche collettive o a un pellegrinaggio.
5. Il perdono in senso biblico è la remissione dei peccati che Dio accorda quando il peccatore pentito riconosce, confessa e abbandona il suo peccato. I peccati sono perdonati da Dio grazie all’opera perfetta compiuta da Gesù Cristo che, morendo sulla croce e risuscitando il terzo giorno, ha pagato il prezzo che nessun uomo poteva pagare. E’ il sangue di Gesù Cristo, UNICO MEDIATORE fra Dio e l’uomo, che purifica da ogni peccato.
Vogliamo ora considerare quest’ultimo punto (5), che riveste per i cristiani il massimo valore, al fine di poterne chiarire alcuni dubbi interpretativi alla luce della Scrittura.
Molte persone credono, a mio parere erroneamente, che il cristiano debba perdonare sempre ed in ogni caso anche quando il trasgressore (o l’offensore) non si pente e non chiede perdono. Come vedremo, questa è una FALSA interpretazione della Scrittura che contiene risvolti spiritualmente pericolosi; infatti, se leggiamo con attenzione il seguente passo della Scrittura:
“Se si fa grazia all’empio, ei non impara la giustizia; agisce da perverso nel paese della rettitudine, e non considera la maestà dell’Eterno” (Isaia 26:10)
comprendiamo chiaramente il male che con il “nostro facile perdono” potremmo causare.
Il concetto di perdono nel Nuovo Testamento
Nel Nuovo Testamento il concetto di perdono è indicato da due parole greche con significati particolari:
1. la prima è “aphiemi” che in greco profano (Omero) è usato per indicare: “mettere in libertà una persona o una cosa, sciogliere, abbandonare, permettere, concedere, rinunciare, condonare, lasciare andare etc.”
(Il significato è confermato anche nella versione della Bibbia dei Settanta. Ma in generale nell’Antico Testamento il concetto di perdono ha poca importanza e riguarda non le trasgressioni morali ma il contrasto di due volontà, quella divina e quella umana. Nel Nuovo Testamento aphiemi è usato 142 volte e nel Vangelo di Matteo ben 47 volte).
“Aphiemi” ha il significato di “perdono in senso assoluto, di perdono dei peccati, delle colpe, delle trasgressioni. Nella maggioranza dei casi conserva anche il suo significato originario di lasciare, lasciare andare, mettere in libertà, mandare via, abbandonare, lasciare dietro a sé”. Indica, inoltre, “il rimettere i debiti, i peccati, lasciare cadere, abbandonare lo sdegno, dimenticare”; la sua espressione più significativa è nel Padre Nostro (ved. Matteo 6, 12).
1. La seconda parola greca è “hilaskomai” che ha un significato particolare; ha infatti valore di “espiare, conciliare se stessi, placare il Dio irato, rendere benevolo e misericordioso”.
Es:
“O Dio sii propizio verso di me [perdonami] che sono un peccatore” (Luca 18, 13)
è la preghiera del pubblicano.
“Laonde egli doveva esser fatto in ogni cosa simile ai suoi fratelli, affinché diventasse un misericordioso e fedel sommo sacerdote nelle cose appartenenti a Dio, per compiere l’espiazione (Ilaskesthai) dei peccati del popolo” (Ebrei 2:17)
Esaminiamo ora il seguente passo della Scrittura:
“Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli” (Luca 17:3).
Queste parole appena lette sono parole di Gesù; Egli non dice “… se non si pente, tu perdonagli lo stesso”!
Il perdono riservato a chi si pente e si converte
Il primo segno del pentimento dell’uomo è mostrato dalla confessione del proprio peccato, le due cose sono profondamente legate.
Anche le seguenti letture ce lo attestano:
“E il figliuolo gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te; non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo. Ma il padre disse ai suoi servitori: Presto, portate qua la veste più bella e rivestitelo, e mettetegli un anello al dito e de’ calzari a’ piedi; e menate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, e mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa” (Luca 15:21-24)
“Allora Davide disse a Nathan: “Ho peccato contro l’Eterno”. E Nathan rispose a Davide: “E l’Eterno ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai” (II Samuele12:13)
Il vero pentimento non porta l’uomo “solo” a confessare ma “anche” ad abbandonare le proprie trasgressioni e, di conseguenza, ad ottenere il perdono da Dio.
“Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia” (Proverbi 28:13).
“Lasci l’empio la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri: e si converta all’Eterno che avrà pietà di lui, e al nostro Dio ch’è largo nel perdonare” (Isaia 55:7).
Un condannato non può ricevere la GRAZIA se non si dichiara colpevole confessando le proprie colpe!
Il perdono cristiano è strettamente legato alla penitenza, in greco “metamelomai” (avere rimorso rimpianto e pentimento, cambiare opinione e giudizio su qualcuno) e “metanoeo” (cambiare mentalità, mutare pensiero, convertirsi).
Gesù invita al ravvedimento al pentimento ed alla conversione
“In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato coi loro sacrifici. E Gesù, rispondendo, disse loro: Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete” (Luca 13:1-5).
Ma, con queste altre parole, mostra anche la Sua misericordia nel concedere del tempo affinché ciò avvenga
“Disse pure questa parabola: Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; e andò a cercarvi del frutto, e non ne trovò. Disse dunque al vignaiuolo: Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a rendere improduttivo anche il terreno? Ma l’altro, rispondendo, gli disse: Signore, lascialo ancora quest’anno, finch’io l’abbia scalzato e concimato; e forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai” (Luca 13:6-9)
Paolo scrive:
“Beati (makarioi) quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti.
Beato (makarios) l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato” (Romani 4: 7-8).
L’uomo al quale il Signore perdona le trasgressioni è, come abbiamo letto, quello che “le confessa e le abbandona”.
Se consideriamo la parola “perdono” considerandola composta da PER + DONO, comprendiamo come questo DONO non possa essere concesso senza l’accettazione della persona con esso beneficiata.
A cosa ed a chi serve un dono non accettato?
Affinché il “dono” si concretizzi, non basta ci sia il braccio teso di chi offre ma è necessario anche quello di chi deve accettare.
Il perdono di un cristiano non può concretizzarsi (quindi a nulla vale) se l’offensore non lo accetta (tendendo la mano) e per farlo c’è un solo modo: “chiederlo” riconoscendo la propria colpa (confessandola).
Il perdono nella vita del cristiano
La Scrittura ci dice chiaramente:
“Da questo conosciamo che siamo in lui (Cristo Gesù): chi dice di dimorare in lui, deve, nel modo ch’egli camminò, camminare anch’esso” (I Giovanni 2:6).
La vita del cristiano deve, quindi, rispecchiare quella del Signore Gesù Cristo.
Il cristiano deve, quindi, concretizzare nella propria anima la predisposizione al perdono per qualunque offesa o malvagità ricevuta.
Nel cuore del cristiano non deve trovar posto odio, risentimento o desiderio di vendetta ma una pietà ed un amore tali che lo stimolino a pregare affinché il ravvedimento e la conversione si realizzino nell’animo di chiunque l’abbia offeso.
Il cristiano prega e spera che il suo offensore si penta e si ravveda per potersi infine rallegrare della nuova e migliore condizione spirituale in cui egli viene a trovarsi nello stesso modo degli angeli del cielo, come è scritto:
“Così, vi dico, v’è allegrezza dinanzi agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede” (Luca 15:10).
Alcune persone pensano che le parole di Gesù pronunciate sulla croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34), significhino un effettivo perdono concesso (e “trasferito”) ai Suoi carnefici. Se questa interpretazione fosse valida l’espressione significherebbe che:
* tutti i Suoi carnefici sono stati perdonati indipendentemente dal loro ravvedimento e pentimento (e sappiamo che così non è perché in tal caso Gesù, nella Sua divinità, avrebbe detto: “I vostri peccati vi sono rimessi” come fece nei casi in cui “vide” il pentimento nei cuori dei peccatori – ved. Giov. 8:11; Mat. 9:2; Luc. 7:45-49).
Gesù, invece, dichiara la propria disponibilità al perdono appellandosi alla misericordia del Padre, affinché con la potenza dello Spirito Santo, conceda ai Suoi carnefici il ravvedimento ed il pentimento al fine del perdono Divino.
Se Iddio, nella Sua infinita bontà, (pur essendo pronto a perdonare) non lo fa con chi non si pente e non gli chiede perdono (ved. Proverbi 28:13 ed Isaia 5:7 sopra riportati), vogliamo farlo noi?
Siamo più grandi di Dio?
Forse per alcune persone è molto più facile perdonare con la bocca che impegnare il proprio cuore nell’ardente, costante preghiera per il ravvedimento dell’offensore!

